E lo chiamano merito

Da Brunetta a Zangrillo, il copione non cambia: si torna a colpire i dipendenti pubblici brandendo il "Merito" come una clava, basandosi sul pregiudizio inaccettabile che l'eccellenza sia solo un'eccezione statistica.


Puntualmente e ciclicamente si torna a parlare di Merito e, come sempre, se ne parla in relazione ai Pubblici Dipendenti.

Dagli insulti di Brunetta - che appellò tutt3 come “Fannulloni”- al Ministro Zangrillo sono passati quasi vent’anni e l’idea che si ripropone è sempre la medesima: bisogna valutare tutti i dipendenti pubblici ma partendo dall’assurdo principio che solo una piccola percentuale di questi svolge il suo lavoro al meglio.

Che sia chiaro: non abbiamo nulla contro il principio del merito, che quasi sempre usiamo come criterio anche nella nostra vita quotidiana per scegliere ciò che è meglio per noi; ciò che invece ci preoccupa è l’idea di merito espressa dai governi che si sono succeduti negli anni e soprattutto gli strumenti con i quali il suddetto merito si vorrebbe misurare.

Certo se dovessimo prendere come riferimento alcune scelte operate dall’attuale maggioranza come la designazione de “il cognato” Lollobrigida a Ministro dell’Agricoltura o “il figlio” Geronimo La Russa a presidente dell’ACI, o la pluri-indagata e condannata Santanchè a Ministra del made in Italy (solo per citare i più clamorosi) qualche dubbio sull’idea di Merito della nostra classe politica inizia a sorgere ma vogliamo essere buoni e concederci il beneficio del dubbio.

Per questo approfondiremo il tema argomentando e confrontandoci con chi di Merito, di Valutazione e di funzionamento dello Stato ne sa più di noi.

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QUESTIONE SALARIALE

Un aspetto non trascurabile legato al Merito è quello salariale. Infatti la valutazione individuale di fatto, più che misurare il merito, servirà a quantificare quanto salario accessorio spetta a ciascun dipendente, partendo dall’assurdo aprioristico che solo una piccola parte lavora al meglio ed è quindi meritevole di un extra premio, mentre una parte consistente dovrà necessariamente non essere meritevole di accedere ad una parte del salario.

Una circostanza che diventa ancora più iniqua se si considera che con l’ultimo rinnovo contrattuale i dipendenti pubblici hanno perso circa l’11% del potere d’acquisto per il mancato recupero dell'inflazione (scheda) che diventa del 25% se invece si fa partire il calcolo dal blocco delle retribuzioni deciso da Brunetta.


VOCE DELLA RICERCA

Indubbiamente il settore della Ricerca e uno di quelli nei quali Il MERITO viene percepito concretamente come un valore che dà sostanza al lavoro prezioso di migliaia di persone altamente qualificate.

Eppure, quel settore è uno di quelli dove il merito viene spesso disconosciuto dal momento che sono diverse migliaia le lavoratrici e lavoratori precari senza alcuna certezza che il loro lavoro possa avere continuità professionale e salariale.

Un caso emblematico è sicuramente quello dell’astrofisica Edwige Pezzuli, insignita del titolo di Cavaliere al Merito (beffa del destino) dal presidente Mattarella, salvo poi non vedersi rinnovare il contratto dall’INAF, l’ente pubblico che si occupa di astrofisica.

Nelle parole di Giovanna Rinaldi e della stessa Edwige Pezzulli, il dramma del precariato raccontato brevemente da chi ne è coinvolto.

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